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Il problema della violenza domestica e del maltrattamento dei bambini e degli adolescenti è un fenomeno in crescita in tutto il Brasile, evidenziato non solamente dalle statistiche ufficiali, ma anche dal lavoro quotidiano di varie istituzioni, che accolgoni i bambini provvenienti da famiglie in condizioni di vulnerabilità sociale.

 

L'IDI – Indice di Sviluppo Infantile (Índice de Desenvolvimento Infantil, 2004) presentato nella relazione sulla Situazione dell'Infanzia nel 2006 dall'Unicef, mostra un contesto socio-famigliare con fattori di rischio per la violenza: il 27,8% dei padri e il 24,09% delle madri dei bambini fino a 6 anni di età in Minas Gerais hanno un livello scolastico considerato precario, presentano meno di 4 anni di studio; solo il 43,63% dei bambini vengono immatricolari nella pre-scuola.

 

Secondo l'IPEA – l'Istituto di ricerca e statistica applicata – (Instituto de Pesquisa e Estatísticas Aplicadas), il 43,36% della popolazione da 0 a 14 anni in MG appartiene a famiglie con una rendita pro capite inferiore alla linea di povertà, ovvero di R$75.50 (½ salario minimo dell'agosto del 2000) e il 20,49% registra una rendita pro capite inferiore alla linea di povertà, con R$37,75 (¼ salario minimo dell'agosto del 2000).

 

Recentemente alcuni dati divulgati dall'Istituto di Ricerca e Statistica Applicata (IPEA 2004) mostrano che la maggior parte dei bambini e degli adolescenti accolti dalle istituzioni ONG presentano situazioni di povertà e negligenza da parte dei genitori.

Una ricerca effettuata dal Laboratorio di Studio del Bambino (Lacri) dell'Università di San Paolo (USP) dimostra come la negligenza sia la forma più frequente di violenza domestica (40,2%)  i cui bambini e adolescienti fino a 19 anni sono sottoposti, seguita dalla violenza fisica (26,5%), psicologica (18,9%) e sessuale (14,2%).

 

La Politica nazionale di Assistenza Sociale (PNAS), il Sistema Unico di Assistenza Sociale (SUAS), la legge Organica di Assistenza sociale (LOAS) e, più recentemente, il Piano Nazionale di Promozione e Protezione del Diritto alla Convivenza Famigliare e Comunitaria, riconoscendo la situazione di vulnerabilità a cui le famiglie sono esposte e il seguente sviluppo della violenza domestica, raccomandano che le azioni dell'Assistenza Sociale abbiano come obbiettivo prioritario l'attendimento alla famiglia. In Accordo con lo PNAS, la famiglia è lo spazio insostituibile di protezione e socializzazione primario, così come viene spiegato in uno degli articoli della “Protezione Sociale Speciale”, intesa come una modalità di attendimento alle famiglie e alle persone in situazione di rischio personale e sociale.

 

La Politica Statale di Difesa e Protezione dei Diritti del Bambino e dell'Adolescente che viene proposta alla Segreteria di Stato e Sviluppo Sociale di Minas Gerais, propone azioni di rinforzo e difesa alla famiglia e al diritto di convivenza famigliare, non solo per prevenire la violenza e la seguente chiusura del bambino all'interno di un'istituzione, ma proponenso anche come azione prioritaria  la fuoriuscita dalle istituzioni di quei bambini che già vi sono stati rinchiusi.

Le istituzioni effettivamente da un lato proteggono i bambini dalle aggressioni, ma da un altro lato rendono sempre più sporadiche le relazioni tra i bambini/adolescenti e le famiglie di origine, a causa della distanza rappresentata dall'istituzione. Secondo l'IPEA, dell'86,7% dei bambini e degli adolescenti che vengono accolti in un'istituzione, circa il 40% presenta vincoli molto fragili con la famiglia d'origine e finisce crescendo unicamente all'interno dell'istituzione o venendo adottata.

 

Questa situazione si aggrava maggiormente a causa della mancanza di una preparazione adeguata delle istituzioni al conoscimento della reale situazione delle famiglie di origine e della metodologia dell'accompagnamento famigliare. I dati della stessa ricerca dell'IPEA mostrano che la maggior parte delle istituzioni (60,03%) riconosce la famiglia come l'istituzione più importante per la riuscita dell'opera di protezione. Ma solo il 14,1% delle istituzioni cercano di realizzare delle azioni congiunte di appoggio e ricostruzione famigliare come, ad esempio: visite domiciliari sotto la propria responsabilità, accompagnamento sociale, organizzazione di riunioni o gruppi di discussione e di appoggio alle famiglie, indirizzamento della famiglia per l'inserimento in programmi ufficciali o comunitari di ausilio/protezione alla famiglia. Le azioni concrete si rivelano quindi necessarie, se non indispensabili, per garantire di fatto ciò che viene dichiarato dallo Statudo del Bambino e dell'Adolescente. Solo attraverso il rafforzamento del SUAS e del SGD sarà possibile modificare di fatto la storia delle istituzioni nel nostro Paese.

 

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